Queste 8 azioni italiane hanno segnali tecnici pessimi: conviene ancora tenerle in portafoglio?

Il sito TradingView ha classificato i titoli con i peggiori rating tecnici della settimana: ecco quali sono, e perché mostrano segnali di forte debolezza. Nonostante alcuni presentino un buon potenziale a 12 mesi, le indicazioni short-term restano allarmanti.

Secondo lo screener settimanale di TradingView, alcune tra le azioni italiane a maggiore capitalizzazione presentano una combinazione di segnali negativi provenienti da medie mobili, oscillatori, momentum e indicatori stocastici. In questo contesto, otto titoli spiccano per i loro rating di vendita, con l’indicazione “Vendi adesso” su base settimanale. L’analisi considera anche l’RSI, il CCI e gli oscillatori stocastici, mettendo a confronto le condizioni tecniche più critiche.

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Queste 8 azioni italiane hanno segnali tecnici che fanno paura – crypto.it

Va precisato che molti di questi titoli, nonostante il trend negativo di breve periodo, presentano un potenziale di apprezzamento a 12 mesi anche superiore al 40%. Ma il mercato sembra volerli punire, almeno nel breve termine. E quando più indicatori convergono sullo stesso segnale ribassista, vale la pena approfondire.

Prysmian e Interpump guidano la classifica dei titoli più deboli

Il peggiore titolo in termini di segnali tecnici è Prysmian, con rating “Vendi” anche dagli oscillatori. L’RSI a 31,43, il momentum negativo (–7,04) e un CCI fortemente ribassista (–190,23) ne fanno un esempio chiaro di debolezza persistente. Nonostante un potenziale rialzista del +37,76% rispetto al target di prezzo annuale, l’analisi tecnica attuale resta estremamente sfavorevole.

Segue Interpump Group, anch’essa con rating “Vendi” e un quadro tecnico fragile: l’RSI a 25,92 sfiora la zona di ipervenduto, mentre il CCI a –264,92 è tra i peggiori in assoluto. Anche il potenziale teorico di crescita (+34,91%) non basta a rassicurare gli analisti tecnici.

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Prysmian e Interpump guidano la classifica dei titoli più deboli – crypto.it

Al terzo posto troviamo Stellantis, che paga la debolezza dell’automotive in Europa. L’RSI a 29,78, combinato a un momentum fortemente negativo e un CCI a –247,57, segnala un’inversione ancora lontana. Anche se il potenziale a 12 mesi è pari al +26,50%, la debolezza del breve resta evidente. Per molti investitori, è un titolo da monitorare più avanti, non da acquistare adesso.

Amplifon e Saipem: casi tecnici più complessi

Diverso il discorso per Amplifon, che presenta un RSI estremamente basso (21,35) ma anche un potenziale di crescita del +48,41%, il più alto del gruppo. Gli indicatori suggeriscono un eccesso di vendite, ma non ancora segnali di ripresa. Anche Saipem, pur con rating “Vendi adesso”, mostra segnali tecnici meno preoccupanti: momentum positivo, CCI positivo (+20,05) e un RSI sopra 45 indicano una possibile divergenza rispetto agli altri titoli. Chi ha un’ottica di medio termine potrebbe valutare strategie di accumulo graduale.

Infine, Nexi, Campari e Diasorin completano la lista dei titoli deboli, pur con sfumature diverse. Nexi ha il secondo miglior potenziale annuale (+40,47%), ma un CCI a –241,13 e un AO appena positivo. Campari e Diasorin, seppur con RSI tra 30 e 40, non mostrano ancora segnali di inversione chiari. Il trend resta debole, anche se privo di crolli improvvisi.

Secondo gli esperti tecnici interpellati da TradingView, questi titoli mostrano pattern coerenti con fasi di correzione o di debolezza prolungata. Per chi opera sul breve termine, i segnali sono da monitorare attentamente. Chi investe invece con logica contrarian potrebbe considerare alcuni di questi titoli come opportunità future, ma solo al verificarsi di chiari segnali di inversione.

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