Il mercato ha parlato: mentre il valore del Bitcoin cala, l’oro tiene. Cosa si nasconde dietro questa divergenza che anticipa Liberation Day?
Dalla proposta di Trump alla natura dei due asset, il confronto tra crypto e metalli preziosi si fa strategico per gli investitori.
Gli ultimi giorni di marzo 2025 hanno mostrato una dinamica interessante sui mercati: il prezzo del Bitcoin è sceso intorno a 81.000 $, mentre l’oro ha mantenuto un trend stabile sopra i 2.200 $ l’oncia. Uno scenario inusuale, considerando che entrambi sono spesso visti come asset alternativi. Ma la divergenza non è casuale.
Il tema è diventato centrale in vista del cosiddetto Liberation Day, l’annuncio programmato da Donald Trump su una nuova politica commerciale e monetaria degli Stati Uniti. Una mossa che ha suscitato fermento nei mercati finanziari, in particolare tra gli asset percepiti come rifugio o speculativi.
Il primo elemento che ha scatenato movimento è stata l’ipotesi, confermata da fonti vicine al partito repubblicano, che Trump voglia creare una Crypto Strategic Reserve. In questo portafoglio statale dovrebbero entrare asset come Bitcoin, Ethereum, XRP, Solana e Cardano. Secondo quanto riportato dall’ADUC (Associazione per i Diritti degli Utenti e Consumatori), l’annuncio ha generato un picco di ottimismo, seguito però da una brusca discesa.
Il motivo? Alta volatilità e scarsa fiducia nella tenuta a lungo termine. Gli investitori istituzionali, pur interessati alle crypto, restano cauti a causa della natura speculativa dell’asset. Come ha osservato il portale PANews, la correlazione tra crypto e altri asset di rischio, come l’azionario tech, ha finito per penalizzare il comparto nei momenti di incertezza geopolitica ed economica.
A differenza del Bitcoin, l’oro gode di una reputazione storica come bene rifugio, capace di attrarre capitali nei momenti di turbolenza. Come ha sottolineato OroFirst.it, il metallo giallo risponde a logiche diverse: è fisico, globale, poco volatile, e soprattutto non è soggetto a regolamentazioni improvvise o a cambi di policy legati a eventi politici.
La CONSOB, in un recente approfondimento, ha messo in evidenza come l’assenza di regole certe per le criptovaluteaumenti il rischio per i piccoli risparmiatori. Questo incide direttamente sulla percezione di affidabilità e, di conseguenza, sul comportamento dei capitali più prudenti.
Inoltre, i tassi d’interesse ancora elevati negli Stati Uniti e le tensioni commerciali rafforzano il dollaro, rendendo le crypto meno attraenti nel breve termine. Al contrario, l’oro continua a essere considerato un’ancora di valore, con ETF come lo SPDR Gold Shares (GLD) salito a 287,48 $, segno che il sentiment resta positivo.
Insomma, la divergenza tra oro e criptovalute non è solo tecnica, ma strutturale. E in un contesto dove la fiducia fa la differenza, la reazione dei mercati alla vigilia del Liberation Day sembra offrire un’indicazione chiara su dove si stiano spostando i capitali più cauti.
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