Donald Trump torna a parlare di dazi e il mercato delle criptovalute trema: Bitcoin, Dogecoin e XRP si candidano come i token più resistenti. Le tensioni commerciali globali non solo scuotono le Borse tradizionali, ma iniziano a riflettersi anche sul comparto crypto. Ecco perché queste tre monete potrebbero affrontare meglio di altre l’incertezza economica globale.
Il panorama delle valute digitali non è più isolato dai grandi eventi macroeconomici. Ogni tweet, dichiarazione o proposta di politica commerciale può generare turbolenze immediate, e quanto accaduto nelle ultime ore lo dimostra chiaramente. La notizia di possibili nuovi dazi USA annunciati da Donald Trump ha innescato una reazione a catena sui mercati: l’indice S&P 500 ha perso slancio, l’oro è salito, e le criptovalute si sono trovate nuovamente sotto pressione. Tra queste, Bitcoin ha subito un calo del 4% in 24 ore, segnale che il mercato percepisce l’incertezza come un fattore di rischio immediato.

Ma non tutte le criptovalute reagiscono allo stesso modo. Secondo un’analisi di FXStreet, alcune monete mostrano caratteristiche che potrebbero renderle più adatte a sopravvivere in un contesto di tensioni commerciali globali. Tra queste spiccano tre nomi ben noti: Bitcoin, Dogecoin e XRP. Ognuna per motivi diversi.
XRP: l’alleato delle istituzioni
Infine, XRP di Ripple sembra essere uno dei token più solidi per chi guarda al lungo termine. La sua integrazione con banche e istituzioni finanziarie in tutto il mondo, come sottolineato in un recente report di U.Today, gli conferisce una credibilità istituzionale che potrebbe proteggerlo dalle fluttuazioni legate alle politiche protezionistiche.
Se il commercio globale dovesse frammentarsi, le soluzioni offerte da Ripple per pagamenti transfrontalieri veloci ed economici potrebbero diventare ancora più richieste. Inoltre, il fatto che XRP abbia già superato diverse cause legali negli USA lo rende oggi meno esposto a nuovi shock regolatori.

In un contesto dominato da tensioni, speculazione e cambi di scenario continui, queste tre criptovalute mostrano profili di resilienza molto diversi tra loro. Ma tutte potrebbero giocare un ruolo strategico in una fase di turbolenza globale guidata da decisioni politiche imprevedibili.
Bitcoin: ancora una volta il porto sicuro?
Nonostante la flessione delle ultime ore, Bitcoin continua a essere percepito da molti investitori come una sorta di bene rifugio digitale, soprattutto nei momenti di alta instabilità. La sua offerta limitata e la decentralizzazione lo rendono immune da manipolazioni governative, motivo per cui in passato ha guadagnato terreno proprio in periodi di crisi.
Secondo quanto riportato da CoinDesk, analisti come Joe DiPasquale, CEO di BitBull Capital, vedono nel possibile ritorno dei dazi un fattore che potrebbe nel medio termine rafforzare BTC come alternativa ai beni tradizionali. Tuttavia, nel breve, l’alta volatilità resta un problema.
Dogecoin: speculazione o resilienza?
A prima vista potrebbe sembrare una scelta azzardata, ma Dogecoin, grazie alla sua forte community online e al supporto periodico di Elon Musk, continua a mostrare una sorprendente capacità di rimbalzo. Come riporta CryptoSlate, DOGE è tra i token che più rapidamente recuperano valore dopo le fasi di sell-off generalizzato.
La chiave del suo successo è la sua natura virale e il fatto che venga spesso utilizzato per transazioni rapide e micro-pagamenti, settori che potrebbero persino crescere in un’economia più frammentata e con meno fiducia nei circuiti tradizionali.