Nel primo trimestre 2025, Bitcoin registra la sua peggior performance in sette anni. La combinazione di inflazione record e tensioni commerciali pesa su tutto il comparto crypto. Dopo i massimi storici di gennaio, la regina delle criptovalute perde slancio. È solo l’inizio di una correzione più profonda?
Il 2025 era iniziato con entusiasmo per Bitcoin, reduce da un rally che lo aveva portato sopra i 109.000 $ nei primi giorni di gennaio. Ma il primo trimestre ha raccontato una storia diversa. Al 31 marzo, il prezzo si era ridotto a circa 81.481 $, segnando un calo netto e il peggior Q1 dal 2018, secondo quanto riportato da Finance Magnates su dati TradingView.

L’attenzione ora si concentra sul contesto macroeconomico, sempre più determinante per il destino delle criptovalute. E gli elementi in gioco non mancano: inflazione oltre le attese, politica monetaria rigida e nuove frizioni commerciali, soprattutto con gli Stati Uniti.
Tassi alti, tariffe e inflazione: il mix che mette in crisi i crypto asset
Tra i fattori principali che hanno inciso sulla debolezza di Bitcoin nei primi mesi del 2025 c’è sicuramente l’inasprimento delle tensioni commerciali. L’annuncio da parte di Donald Trump di tariffe del 25% sulle importazioni automobilistiche ha riacceso lo spettro delle guerre commerciali globali. Come evidenziato da Barron’s, gli investitori hanno subito reagito con vendite generalizzate sugli asset rischiosi, incluse le criptovalute.
In parallelo, l’inflazione negli Stati Uniti ha sorpreso al rialzo, spingendo la Federal Reserve a confermare un orientamento restrittivo più lungo del previsto. Questo ha rafforzato il dollaro e ridotto l’appetito per asset alternativi come Bitcoin, che storicamente soffre nei periodi di tassi elevati.

Secondo un’analisi di PANews, la combinazione tra rischio macroeconomico e stretta monetaria ha spinto molti investitori istituzionali a ridurre la propria esposizione al settore crypto, aggravando ulteriormente la pressione ribassista.
Criptomercato in calo: non solo Bitcoin sotto pressione
La flessione non ha riguardato solo Bitcoin. Anche Ethereum, XRP, Solana e Cardano hanno subito ribassi significativi. Cointelegraph riporta che Ethereum ha perso quasi il 38% nel primo trimestre, segnando il suo peggior risultato da sei anni a questa parte.
Anche il mercato azionario legato alle criptovalute ha reagito negativamente. Le azioni di Coinbase e Riot Platforms, ad esempio, hanno registrato forti contrazioni in linea con la caduta di Bitcoin, secondo quanto riportato da Investopedia.
Alcuni analisti, tra cui quelli citati da MarketWatch, parlano di un mercato in fase di “reprice” rispetto alle aspettative eccessivamente ottimistiche di inizio anno. La possibilità che questa sia solo la prima fase di un’ulteriore correzione strutturale è reale, soprattutto se inflazione e instabilità commerciale dovessero persistere.
Tuttavia, non manca chi intravede spunti positivi. Una maggiore chiarezza regolamentare, l’adozione istituzionale e lo sviluppo di casi d’uso più concreti potrebbero sostenere il mercato nel medio periodo. Ma nel breve, la prudenza sembra la strategia più sensata.