Ti sei mai chiesto se la tua pensione sia davvero quella corretta? Esistono aiuti economici e integrazioni previste per legge, ma spesso dimenticate o mai richieste. Eppure potrebbero fare la differenza, ogni mese.
Nessuno ti avvisa, ma tu potresti avere diritto a una pensione più alta. E non si parla di magie o trucchetti: sono soldi reali, già destinati a te. Solo che bisogna saperlo. E agire.

Prendiamo la storia di Lorenzo e Francesca. Dopo anni di lavoro, si erano abituati a vivere con una pensione che sembrava bassa, ma “giusta”. Non si lamentavano, ma ogni mese facevano i conti per far quadrare tutto. Poi un vicino ha accennato ai cosiddetti “diritti inespressi”. Francesca ha fatto qualche ricerca e ha scoperto un mondo sommerso: bonus, supplementi, integrazioni mai ricevuti. Dopo pochi click, si sono trovati con un aumento mensile e, cosa ancor più incredibile, con un bonifico arretrato per cinque anni. Nessun trucchetto, solo diritti ignorati. E per loro, quel cambiamento ha significato tirare un sospiro di sollievo.
E non sono i soli. Tantissimi pensionati vivono con meno di quanto dovrebbero, convinti che “è così e basta”. Ma la realtà è che il sistema previdenziale non sempre segnala ciò che spetta. Se non fai domanda, niente ti arriva. È qui che entrano in gioco i diritti inespressi, ovvero prestazioni e aumenti che non si attivano automaticamente ma solo su richiesta. E la buona notizia è che si possono ancora recuperare, anche con gli arretrati degli ultimi cinque anni.
Cosa sono i diritti inespressi e perché possono cambiarti la vita
Per “diritti inespressi” si intendono tutte quelle prestazioni integrative che spettano per legge, ma che non vengono erogate in automatico. In molti casi basta fare domanda sul sito INPS o utilizzare il “consulente digitale delle pensioni” per scoprire di avere diritto a una pensione più alta. Nessuna complicazione, solo consapevolezza.

Un esempio concreto? Il supplemento di pensione: se dopo la pensione hai continuato a lavorare, potresti ricevere un aumento. Oppure l’integrazione al trattamento minimo, riservata a chi ha redditi bassi e una pensione calcolata con metodo retributivo o misto. Anche la quattordicesima spetta a molti pensionati con almeno 64 anni, ma solo se rientrano in determinati limiti di reddito.
Esistono poi aiuti poco conosciuti come l’assegno di vedovanza, destinato al coniuge superstite inabile al lavoro, o le maggiorazioni sociali, che aumentano con l’età fino al cosiddetto “incremento al milione”. Tutti soldi che, se non richiesti, non arrivano.
Lorenzo, dopo aver fatto richiesta di integrazione, ha ottenuto quasi 15.000 euro di arretrati. Un cambiamento enorme per chi, come lui, pensava che la pensione fosse un punto d’arrivo. Forse è ora di iniziare a vederla come un punto da rivedere.