Busta paga a rischio per i dipendenti pubblici: cosa cambia con i debiti fiscali

Da gennaio potresti ricevere uno stipendio più leggero, o addirittura trovarti senza accredito, se lavori nel pubblico e hai un debito col fisco. Una novità inserita nella Legge di Bilancio 2025 sta facendo discutere, e riguarda da vicino migliaia di dipendenti.

Non è un caso isolato: è una misura precisa, con regole chiare e tempistiche già fissate. Il punto centrale? Pignoramento stipendio dipendenti pubblici per chi ha cartelle esattoriali superiori a una certa soglia. Una mossa che promette di rimettere in ordine i conti… ma che può creare non pochi grattacapi.

Persona preoccupata
Busta paga a rischio per i dipendenti pubblici: cosa cambia con i debiti fiscali

Mettiamoci nei panni di chi, come Angelo, dirigente scolastico, ha ignorato per anni una vecchia cartella da 6.700 euro. Nessuno gli aveva mai detto nulla, finché non ha letto che dal 2026 lo stipendio può essere bloccato se si superano certe soglie. O di Franco, infermiere, che ha scoperto solo grazie alla tredicesima “ridotta” di avere un debito fiscale. Due casi diversi, ma entrambi emblematici. E la domanda che viene spontanea è: succederà anche a me?

La nuova norma contenuta nella Legge di Bilancio 2025, precisamente ai commi 84 e 86, introduce un meccanismo di verifica obbligatoria per tutte le amministrazioni pubbliche e le società partecipate. In pratica, prima di versare lo stipendio o un qualsiasi emolumento che superi i 2.500 euro lordi, il datore di lavoro pubblico dovrà controllare se il dipendente ha debiti fiscali non saldati oltre i 5.000 euro. In caso affermativo, scatterà automaticamente una segnalazione all’Agenzia delle Entrate – Riscossione, che avvierà le procedure per la trattenuta.

Pignoramento stipendio dipendenti pubblici: come funziona il nuovo meccanismo

Il meccanismo è chiaro, e ha l’obiettivo di recuperare fondi non riscossi da tempo. Si stima infatti che più di 250.000 lavoratori pubblici siano in questa situazione, e circa 30.000 di essi abbiano stipendi sopra i 3.500 euro. In questi casi, si applicherà una trattenuta mensile proporzionata: un settimo dello stipendio mensile, oppure un decimo per le erogazioni straordinarie. Questo significa, per esempio, che un dipendente con 3.500 euro al mese potrebbe vedersi trattenere fino a 500 euro al mese, fino all’estinzione del debito.

Persona che fa dei calcoli
Pignoramento stipendio dipendenti pubblici: come funziona il nuovo meccanismo-crypto.it

La novità entrerà in vigore nel 2026, dando tempo alle PA di aggiornare i software per i controlli automatici. Ma per chi ha posizioni aperte con il fisco, il conto alla rovescia è già iniziato. E infatti sia Angelo che Franco, dopo lo shock iniziale, hanno deciso di muoversi in anticipo.

Angelo ha contattato un commercialista e ha fatto verificare le sue cartelle. Ha scoperto errori formali, ha usato il canale telematico Civis per segnalare le incongruenze, e in parte ha ottenuto la cancellazione del debito. Il resto lo sta pagando a rate, e da gennaio 2026 non subirà pignoramenti. Franco ha fatto qualcosa di simile: dopo aver ricevuto un avviso di trattenuta sulla tredicesima, ha scoperto di poter accedere a una rateizzazione agevolata. E grazie al nuovo D.Lgs. 110/2024, ha anche potuto contestare alcune voci che prima sembravano intoccabili.

Un altro aiuto arriva dalla modifica alle tempistiche: fino a dicembre 2024 si hanno 30 giorni per reagire a una cartella; dal 2025 il termine diventa di 60 giorni. Il che permette di avere più respiro per documentarsi, capire se ci sono errori, o fare ricorso.

Questa norma, pur essendo severa, non è una condanna. È piuttosto un invito, per molti, a prendere in mano la propria situazione. Nessuno ama parlare di fisco e cartelle, ma ignorarle oggi può costare caro domani. E a quel punto non basterà un “non lo sapevo”. Meglio affrontare ora che aspettare il blocco in busta paga.

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