Ti sei mai chiesto cosa accade se una persona esprime le sue ultime volontà… ma non le scrive mai? E se tutto si riducesse a un semplice messaggio vocale su WhatsApp, registrato tra emozione e urgenza? La voce, in quei momenti, sembra dire tutto. Ma per la legge, è abbastanza? Quando il cuore parla ma la legge tace, le conseguenze possono essere sorprendenti.
Giovanni, pochi giorni dopo la morte del padre, riascolta in loop quel vocale ricevuto su WhatsApp. “L’auto è tua. Solo tu puoi capirne il valore.” Una frase chiara, detta con affetto.
Ma i fratelli di Giovanni non ne vogliono sapere. “Non c’è un testamento scritto”, ribattono. E in effetti, il padre non ha lasciato nulla nero su bianco. Solo quel messaggio audio.
Il dolore si mescola al dubbio: può davvero valere qualcosa, una volontà espressa a voce? Giovanni sperava bastasse quell’audio per rendere chiaro il desiderio del padre, ma si è trovato immerso in una realtà giuridica ben diversa.
La risposta, purtroppo, è dura ma chiara: no, non si può fare un testamento a voce, almeno non secondo il nostro codice civile. Le uniche forme riconosciute dalla legge sono tre: il testamento olografo, scritto a mano dal testatore; il testamento pubblico, redatto dal notaio su dettatura del testatore; e il testamento segreto, sempre affidato al notaio, ma scritto dal testatore. Nessuna di queste include messaggi vocali, registrazioni o video.
Questo significa che, se Giovanni volesse far valere quella nota audio, servirebbe il consenso degli altri eredi. Ed è qui che entra in gioco un elemento interessante: l’esecuzione volontaria. Se tutti gli eredi accettano di rispettare la volontà del defunto, anche se non formalizzata secondo le regole, allora quella volontà può essere comunque attuata.
Ma se anche uno solo si oppone, non c’è audio che tenga. L’eredità verrà divisa secondo le regole del codice civile, come se il defunto non avesse detto nulla.
C’è però un’altra ipotesi in cui le parole del defunto possono avere un certo peso. Se esiste un testamento scritto, ma alcune parti sono poco chiare o ambigue, allora dichiarazioni orali possono essere utilizzate per interpretarlo meglio. Non hanno forza autonoma, ma possono aiutare a capire l’intenzione vera del testatore.
Nel caso di Giovanni, però, non esisteva nemmeno un foglio. Solo la sua voce, quella di suo padre, che ora sembra lontanissima. E un senso d’ingiustizia che resta.
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