Investire in obbligazioni in valuta estera può sembrare un’opportunità interessante, soprattutto quando il rendimento netto supera di gran lunga quello delle classiche obbligazioni italiane. Ma cosa succede quando entra in gioco il fattore cambio valutario?
Simone, un investitore attento e appassionato di mercati finanziari, si è trovato di fronte a un dilemma che potrebbe riguardare anche te.

La decisione di puntare su un bond in rand sudafricano sembrava allettante, ma un’analisi più approfondita ha rivelato un dettaglio da non sottovalutare. Ecco cosa ha scoperto.
Simone si interessa da tempo alle obbligazioni in valuta estera e preferisce quelle con un rating di affidabilità elevato, come le emissioni di istituzioni internazionali con tripla A. Negli ultimi giorni, la sua attenzione si è soffermata su un titolo in rand sudafricano, la EIB TF 8,125% DC26 ZAR, con una scadenza residua di circa 21 mesi. I numeri parlano chiaro: il rendimento netto del 6,49% è decisamente superiore a quello delle obbligazioni italiane, che nello stesso arco temporale offrono circa il 2-2,5% netto. A prima vista, potrebbe sembrare un’occasione da non lasciarsi sfuggire. Tuttavia, Simone sa bene che il vero ago della bilancia non è solo il rendimento, ma l’andamento del cambio valutario.
Il fascino dei rendimenti alti: una trappola o un’opportunità?
Guardando i numeri, la EIB TF 8,125% DC26 ZAR sembra un affare: con un prezzo di riferimento di 100,96 e un rendimento effettivo netto al 6,49%, supera di gran lunga i titoli di Stato italiani. Ma dietro ai rendimenti elevati si cela sempre una componente di rischio. In questo caso, il problema principale è legato al rand sudafricano, una valuta nota per la sua volatilità.

Simone ha studiato i grafici e ha notato un trend che potrebbe cambiare le carte in tavola. Il cambio euro-rand si trova in una fase critica: dopo mesi di rafforzamento, l’euro si sta avvicinando a una trend line discendente che parte dai massimi del giugno 2023. Se questo livello viene superato, l’euro potrebbe continuare a salire fino ad arrivare in area 21 o addirittura 22-23 nei prossimi mesi. Un evento del genere renderebbe l’investimento molto meno conveniente di quanto sembri oggi. O addirittura, potrebbe portarlo in perdita.
Quando il mercato suggerisce di fermarsi: la scelta di Simone
Dopo aver analizzato attentamente il contesto, Simone ha preso una decisione controintuitiva: non investire. Nonostante il rendimento appetibile, il rischio derivante dal possibile deprezzamento del rand sudafricano lo ha portato a ritenere che l’operazione non valga la candela. Grazie al corso sulla price action che ha recentemente seguito, ha imparato a interpretare i grafici e ad avere un approccio più prudente.
Simone sa bene che i mercati possono sorprendere, ma ha scelto di non ignorare i segnali tecnici. In situazioni come questa, l’importante non è solo guardare il rendimento netto, ma valutare il quadro generale. E tu? Ti affideresti ai numeri o considereresti anche il fattore cambio? A volte, il miglior investimento è proprio quello che si sceglie di non fare.