Se sparisci dal lavoro per 15 giorni, sei fuori: la nuova legge che cambia tutto

Sparire dal lavoro senza dire nulla? Ora le conseguenze sono immediate e senza possibilità di ripensamento. Una nuova legge ha cambiato tutto: ecco cosa succede se superi il limite.

Diciamocelo: chi non ha mai sognato, almeno una volta, di non presentarsi al lavoro senza dover dare spiegazioni? Magari dopo una settimana infernale o un capo insopportabile.

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Ma attenzione: da oggi, se ti assenti senza giustificazione per oltre 15 giorni, il tuo contratto si considera automaticamente risolto. Niente licenziamento, niente dimissioni da presentare, e soprattutto niente indennità o sussidi.

La nuova normativa è chiara: se il dipendente non si fa vivo per più di due settimane, il datore di lavoro può procedere con la cessazione del rapporto in modo semplice e rapido.

Ma come funziona esattamente questa nuova procedura? Chi deve fare cosa? E soprattutto, ci sono delle eccezioni? Se vuoi capire come questa legge potrebbe impattare la tua carriera (o la tua azienda), continua a leggere.

Cosa prevede la nuova norma sulle assenze ingiustificate

La Legge n. 203/2024 ha introdotto un meccanismo innovativo per gestire il problema dei lavoratori che spariscono senza preavviso. Prima, per interrompere il rapporto serviva una contestazione disciplinare e l’eventuale licenziamento per giusta causa. Ora, invece, se il dipendente si assenta senza giustificazione per più di 15 giorni lavorativi, il contratto si considera automaticamente terminato.

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La norma si applica a tutti i lavoratori subordinati, ma il periodo di assenza che determina la risoluzione può variare in base al CCNL di riferimento. Alcuni contratti collettivi potrebbero prevedere un termine più lungo o più breve, quindi è sempre bene verificare cosa dice il proprio accordo di categoria.

Come si formalizza la cessazione del rapporto? Il datore di lavoro deve comunicare la risoluzione all’Ispettorato del Lavoro, utilizzando un modulo standard previsto dalla nota INL 579/2025. Contestualmente, deve trasmettere il modello Unilav, indicando come causale “dimissioni” e fissando la data di risoluzione al 16° giorno di assenza.

In pratica, non c’è bisogno che il lavoratore firmi nulla. Non servono dimissioni telematiche, né il dipendente ha diritto a un periodo di ripensamento. Se non si è presentato senza motivi validi, il contratto è chiuso. Fine della storia.

Le conseguenze: niente NASpI e addio all’indennità di preavviso

Questa nuova procedura ha delle conseguenze pesanti per chi si assenta senza giustificazione. Prima di tutto, il lavoratore non avrà diritto alla NASpI, l’indennità di disoccupazione che spetta normalmente in caso di licenziamento.

Inoltre, non sarà riconosciuto il diritto all’indennità di preavviso. Significa che il datore di lavoro non dovrà corrispondere alcuna somma per il mancato preavviso, perché la risoluzione del contratto è considerata automatica e non è classificata come licenziamento disciplinare.

Dal punto di vista amministrativo, il datore di lavoro dovrà:

  • Trattenere le giornate di assenza dallo stipendio del mese;
  • Indicare il codice “1Y” nel flusso UniEmens all’INPS, per segnalare che la cessazione è avvenuta ai sensi della nuova normativa;
  • Attendere eventuali verifiche dell’Ispettorato del Lavoro, che ha 30 giorni di tempo per accertare la legittimità della risoluzione.

L’unico spiraglio per il lavoratore è dimostrare di non aver potuto comunicare la propria assenza per cause di forza maggiore. Ma attenzione: serve una prova concreta. Senza una documentazione solida, la risoluzione resta valida.

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