Gli Stati Uniti potrebbero ridurre il proprio debito nazionale grazie a una Riserva Strategica di Bitcoin? Secondo l’analisi di VanEck, l’acquisto di un milione di Bitcoin potrebbe portare a una riduzione del debito fino al 35% entro il 2049. Ma questa strategia è davvero realizzabile?
L’idea di utilizzare Bitcoin come riserva strategica per ridurre il debito pubblico sta guadagnando attenzione tra economisti e legislatori. Il rapporto pubblicato da VanEck esplora uno scenario in cui gli Stati Uniti accumulano una significativa quantità di Bitcoin nei prossimi anni, con l’obiettivo di sfruttarne l’apprezzamento nel tempo per bilanciare il deficit federale. Questa proposta si inserisce in un contesto di crescente interesse verso gli asset digitali come strumenti di riserva alternativa, ma solleva anche interrogativi sulla sua reale applicabilità.

La volatilità delle criptovalute e le incertezze normative sollevano dubbi sull’efficacia di questa strategia, soprattutto considerando la storica instabilità del mercato crypto e le potenziali ripercussioni sulla politica monetaria tradizionale.
Il piano di accumulo di Bitcoin e le previsioni di VanEck: le sfide e le incognite di una Riserva Strategica di Bitcoin
Lo studio di VanEck si basa sull’ipotesi che il governo statunitense possa acquistare fino a 1 milione di Bitcoin entro il 2029, con un piano di accumulo di 200.000 BTC all’anno. L’obiettivo sarebbe quello di detenere questa riserva fino al 2049, beneficiando dell’aumento del valore della criptovaluta per ridurre il debito nazionale.
Secondo le previsioni di VanEck, se il valore del Bitcoin crescesse con un tasso annuo del 25%, il prezzo della criptovaluta potrebbe raggiungere i 42 milioni di dollari per BTC entro il 2049. Con un debito stimato in 119,3 trilioni di dollari entro la stessa data, la riserva potrebbe coprire circa il 35% del debito totale. Tuttavia, questa proiezione dipende da molte variabili, inclusa la crescita effettiva del prezzo del Bitcoin e la stabilità economica globale.
Sebbene l’idea di una Riserva Strategica di Bitcoin possa sembrare rivoluzionaria, presenta diverse criticità. Uno dei principali ostacoli è la volatilità del Bitcoin. La criptovaluta ha mostrato fluttuazioni estreme nel corso degli anni, con periodi di rapida crescita seguiti da crolli altrettanto drastici. Questo rende difficile pianificare con certezza il suo valore a lungo termine.

Un altro problema riguarda l’adozione normativa. L’idea di un governo che investe massicciamente in Bitcoin potrebbe incontrare resistenze politiche e regolatorie, soprattutto considerando l’attuale posizione di molte istituzioni finanziarie nei confronti delle criptovalute. Inoltre, un acquisto così massiccio potrebbe influenzare direttamente il mercato, alterando il prezzo della criptovaluta e generando ulteriori incertezze.
Infine, l’adozione di questa strategia richiederebbe misure di sicurezza avanzate. Un milione di Bitcoin rappresenterebbe un valore enorme e richiederebbe infrastrutture altamente sicure per prevenire attacchi informatici e proteggere l’accesso ai fondi governativi.
Il dibattito tra economisti e legislatori
Il concetto di una Riserva Strategica di Bitcoin ha diviso gli esperti. Alcuni economisti sostengono che potrebbe rappresentare un’ottima copertura contro l’inflazione e un’alternativa ai tradizionali asset di riserva come l’oro. Altri, invece, mettono in dubbio la fattibilità di questa proposta, considerando i rischi associati alla volatilità del Bitcoin e alla sua regolamentazione incerta.
Dal punto di vista legislativo, l’idea è stata avanzata in diverse occasioni, in particolare dalla senatrice Cynthia Lummis, una sostenitrice della regolamentazione delle criptovalute negli Stati Uniti. Tuttavia, il Congresso e la Federal Reserve rimangono cauti riguardo all’integrazione del Bitcoin nelle strategie finanziarie nazionali.