Nel 1973, il governo italiano introdusse le cosiddette baby pensioni, un sistema che permetteva ai dipendenti pubblici di lasciare il lavoro con pochissimi anni di contributi. Questa misura ha avuto conseguenze economiche enormi, creando un buco di 130 miliardi di euro nelle casse dello Stato. Oggi, a distanza di decenni, il costo di queste pensioni pesa ancora sul sistema previdenziale italiano.
Le baby pensioni sono state per anni un simbolo di un sistema insostenibile, che ha permesso a migliaia di lavoratori di ricevere l’assegno previdenziale per un periodo molto più lungo di quello effettivamente lavorato.

Analizziamo come è nato questo fenomeno e quali sono le sue conseguenze ancora oggi.
Quando e come sono nate le baby pensioni, e il costo per lo Stato
Le baby pensioni furono introdotte con una legge del 1973, durante il governo Mariano Rumor, e permisero a molti dipendenti pubblici di andare in pensione con un numero di anni di contributi incredibilmente basso.
Nello specifico, la norma prevedeva:
- 14 anni, 6 mesi e 1 giorno di contributi per le donne con figli nel settore pubblico.
- 19 anni, 6 mesi e 1 giorno per i dipendenti pubblici uomini.
- 25 anni per i dipendenti degli enti locali, ridotti a 20 anni per le donne.
Questa misura, concepita per favorire la rotazione del personale e agevolare la conciliazione tra lavoro e famiglia, ha in realtà generato un peso insostenibile per il bilancio previdenziale. Alcuni lavoratori sono riusciti ad andare in pensione addirittura a trent’anni, percependo poi l’assegno per decenni.
Secondo i dati dell’INPS, circa 256.000 persone hanno usufruito delle baby pensioni, con un’età media alla decorrenza di 42 anni per le donne e 45 anni per gli uomini. Oggi, nonostante l’abolizione del sistema, ci sono ancora 185.000 baby pensionati che percepiscono l’assegno, con una spesa annua per lo Stato di 2,9 miliardi di euro.

L’impatto economico delle baby pensioni è stato devastante: il costo complessivo è stato stimato in 130 miliardi di euro. Si tratta di una somma enorme, che ha gravato sul sistema previdenziale italiano per decenni e ha contribuito all’aumento del debito pubblico.
Un dato particolarmente critico è la durata media dell’erogazione di queste pensioni:
- Le donne baby pensionate hanno ricevuto l’assegno per una media di 36 anni.
- Gli uomini baby pensionati hanno percepito la pensione per 35 anni.
In alcuni casi, i contributi versati sono stati inferiori all’80% rispetto ai trattamenti ricevuti nel corso della vita. Questo squilibrio ha reso necessarie numerose riforme per riequilibrare il sistema previdenziale.
Oggi, il costo delle baby pensioni continua a pesare sulle finanze pubbliche, nonostante le varie riforme che hanno reso più rigidi i requisiti per l’accesso alla pensione. Questa vicenda dimostra come decisioni politiche poco lungimiranti possano avere effetti economici duraturi, con conseguenze che si ripercuotono per generazioni.